Terremoto, due scosse nella notte: paura a L’Aquila

A pochi giorni dall’anniversario del sisma che nella notte tra 5 e 6 aprile 2009 rase al suolo L’Aquila, torna la paura nel capoluogo abruzzese. Due scosse sono state avvertite nella notte dalla popolazione. La prima, alle 3,20, aveva magnitudo 3,9 ed epicentro la frazione di Paganica (circa 7 chilometri ad est dal centro storico). Dopo 10 minuti un altro terremoto, stavolta di magnitudo pari a 2.In molti si sono riversati nelle strade e molte famiglie hanno deciso di passare la notte in auto o nelle casette di legno costruite dopo il terremoto del 2009.Numerose le telefonate al centralino del 118 da parte di persone che svegliati all’improvviso dal terremoto hanno avuto malori. Altri, sempre secondo fonti sanitarie, hanno deciso di presentarsi direttamente al Pronto soccorso. Nessuno dei casi è stato giudicato grave. Gran lavoro anche per il personale medico e infermieristico dello stesso ospedale regionale dove la scossa è stata chiaramente avvertita da tutti i ricoverati. Anche qui la situazione è tornata alla normalità dopo poco tempo. Altre telefonate sono quelle arrivate al centralino dei vigili del fuoco soprattutto per avere informazioni su quanto avvenuto. Alcuni automezzi sono usciti per fare dei sopralluoghi.Nessun danno è stato segnalato.

Pakistan, Malala torna a casa: “Mai stata così felice”

Malala Yousafzai, vincitrice del Nobel per la Pace, è tornata in Pakistan nella regione dove nel 2012 fu attaccata da un gruppo di talebani che le spararono alla testa mentre tornava da scuola. Alla base dell’aggressione di sei anni fa c’era proprio il suo impegno in favore dell’emencipazione delle bambine. La visita della giovane nel distretto dello Swat, zona tribale nord-occidentale del Pakistan, è stata tenuta segreta tra ingenti misure di sicurezza.””La figlia del Pakistan”, così l’ha chiamata il premier Shahid Khaqan Abbasi accogliendola al suo arrivo. “Per tutti questi anni ho aspettato di tornare nel mio paese”, ha detto commossa la giovane. Ma riguardo a un possibile impegno politico la ventenne prende le distanze al momento: “Voglio un futuro migliore per il Pakistan. Io primo ministro? Non ci penso”.”Quando avevo 11-12 anni, volevo diventare primo ministro perché pensavo che avrei potuto risolvere ogni problema e sistemare tutto”, racconta. “Poi però ho incontrato molti leader, primi ministri e politici: non è così semplice. Per ora mi concentro sul lavoro attraverso la Malala Foundation per consentire al maggior numero possibile di ragazze di avere accesso ad un’istruzione di qualità. In questo momento non ho intenzione di dedicarmi alla politica”, spiega. Dopo l’attacco del 2012, Malala si è trasferita a Londra, dedicando le proprie energie all’impegno per i diritti delle donne. Nel 2014, a soli 17 anni, è diventata la più giovane vincitrice del Nobel.

Cellulari spariti e strani incidenti. I misteri sulla fine di Alessandro

Roma – Tanto da capire, tutto ancora da chiarire. La morte di Alessandro Fiori, il 33enne di Soncino, in provincia di Cremona, è ancora avvolta nel mistero. Il giovane imprenditore è stato ritrovato privo di vita a Istanbul sulla riva del Sarayburnu, il promontorio che separa il Corno d’Oro dal mar di Marmara, e che ospita il cuore storico della città sul Bosforo. Il cadavere era in mare, ai piedi del Topkapi, con il cranio fracassato. Ora al lavoro per capire se Fiori è stato ucciso ci sono le autorità turche, che non escludono la possibilità di un suicidio, e la procura di Roma, che da due giorni ha aperto un fascicolo ipotizzando, invece, il reato di omicidio.Ma i misteri non si fermano alle modalità e alle eventuali responsabilità della morte di Fiori. Non è ancora chiaro nemmeno il motivo del suo viaggio a Istanbul. Fiori amava viaggiare, ma era volato in Turchia senza dire nulla a nessuno lo scorso 12 marzo, e l’ultima traccia lasciata sono quelle immagini immortalate da una telecamera di sorveglianza nel quartiere di Beyoglu, mentre – secondo il padre Eligio – si dirigeva al consolato italiano dove però nessuno l’ha mai visto entrare.Che sia caduto da un ponte, che abbia scelto di togliersi la vita o che sia morto, non è chiaro praticamente nulla di quello che è successo all’uomo dopo il suo arrivo nella metropoli turca. Smartphone e documenti sono stati ritrovati in un cestino della cartastraccia nella sua stanza d’hotel, ma secondo un suo vicino di viaggio sul volo Turkish – che ha contattato Chi l’ha visto – l’uomo avrebbe avuto anche un secondo telefonino, del quale si sarebbero perse le tracce. Così come non è chiaro lo scopo dei consistenti prelievi al bancomat, 2mila euro e un tentativo di prelevarne addirittura 7mila.Ieri poi alcuni testimoni hanno riferito a una tv locale che Fiori avrebbe avuto un incidente il 15 marzo, cadendo per strada in centro, non lontano da Sultanhamet, e rompendosi anche gli occhiali. Il 33enne sarebbe stato soccorso da alcuni passanti e ricoverato in un ospedale di Yenikapi, sempre nella parte europea della città, l’Haseki Hospital. Ma Fiori sarebbe stato dimesso, e resterebbe comunque da capire che cosa gli è successo e chi, se è stato ucciso, gli ha fatto del male prima di abbandonare il corpo nelle acque del Corno d’Oro.Qualche risposta arriverà dall’esito dell’autopsia, che dovrebbe chiarire se le ferite alla testa sono la prova di un’aggressione o invece un danno post-mortem provocato dagli scogli. E alla famiglia – al padre Eligio che ha fatto di tutto per ritrovarlo, volando anche lui a Istanbul – non resta che seppellire il giovane imprenditore, in attesa di conoscere la verità. I funerali di Alessandro si terranno a Soncino il giorno di Pasquetta, lunedì prossimo.

La regola che “pesa” i sindacati ora va usata per gli scioperi

Sapete che da queste parti la simpatia per le mosse della Confindustria non è elevata. Bisogna però dare atto che Vincenzo Boccia, zitto zitto, ha messo a segno un bel colpo. È una di quelle cose complicate che è molto difficile da spiegare. Ma in un sistema incriccato come il nostro, il modo per tagliare le erbacce purtroppo non è semplice. Vediamo di raccontare e semplificare l’accaduto.In un mondo di luoghi comuni, di cui per carità una certa Confindustria è piena, si dice che il problema dell’Italia è la corruzione e l’evasione. Sull’altare di questi due bersagli, abbiamo fatto leggi folli e incomprensibili, dove ciò che conta non è il risultato finale, ma le procedure da seguire. Basti pensare al codice degli appalti, scritto da un gruppo di ubriachi, a cui un imprenditore non affiderebbe neanche compiti di pulizia. Della lotta all’evasione è altrettanto inutile discutere: tante di quelle obbligazioni a carico del contribuente e delle imprese, che ogni tanto viene voglia di pensare che lo Stato dovremmo essere noi.Ma c’è un terzo tema, sottotraccia, e importantissimo che riguarda la crescita del nostro Paese. E cioè la cosiddetta rappresentatività dei nostri sindacati, sia di quelli datoriali, sia di quelli dei lavoratori. La cosa non è di poco conto. Facciamo qualche esempio pratico. Ai lavoratori si applicano in genere dei contratti collettivi: ma da chi sono stati scritti? E le sigle che li hanno firmati chi rappresentano? Facciamola ancora più semplice. Uno dei numerosi scioperi in cui incappiamo e che sono indetti dalla sigla tal dei tali, quanto rappresenta il disagio di un’intera collettività e quanto quello di un gruppo piccolo ma puntuto di suoi rappresentanti, magari estremisti?La Confindustria pochi giorni fa è riuscita, con i tre principali sindacati, a sottoscrivere una sorta di protocollo in cui si impegnano reciprocamente a contarsi, a pesarsi. E non solo. Per la verità scritture simili sono state fatte anche un lustro fa. E anche associazioni datoriali come Confartigianato e Confcommercio hanno ragionato e firmato intese simili. Non vogliamo entrare nei dettagli della vicenda: roba da esperti. È sufficiente la superficie. Oggi abbiamo sigle sindacali e datoriali che spuntano su come funghi. Servono a costruire contratti collettivi, che di collettivo hanno nulla. E magari qualche ente bilaterale, traballante, al fine di gestire un po’ di previdenza e qualche poltrona.Il protocollo di Boccia va nella giusta direzione. Ognuno è libero di farsi il contratto che crede (in Italia esistono circa 800 contratti collettivi depositati presso il Cnel, di cui, per capirsi, solo 60 stipulati da associazioni di Confindustria), ma con l’accordo si propone di misurare la “rappresentanza delle parti stipulanti”. Per questa via si individua in ogni settore il contratto di riferimento. E ad esso si applica efficacia erga omnes, e ad esempio le previsioni di legge su decontribuzioni e defiscalizzazioni o incentivazioni. Esiste una possibilità, residuale, di stare fuori, come è giusto che sia. Ma senza riconoscimento di status di contratto di settore. Insomma chi vuole far da sé o rappresenta una congrua maggioranza o non gode di benefici collettivi. Ci sta.Il compito non è finito. Adesso Inps, Cnel e camere di commercio ci devono mettere del loro e studiare subito i modi concreti per misurare questa soglia di rappresentatività.Serve un ulteriore passo: traslare sugli scioperi lo stesso principio. Ovviamente in questo caso servirebbe una norma di legge. Il principio è altrettanto sacrosanto: il diritto all’astensione collettiva dal lavoro, può nascere se vi è una rappresentatività adeguata, da misurare appunto, di coloro che la propongono.Mi rendo conto che sono temi molto complessi, e in fondo capisco perché la stampa generalista se ne sia occupata poco. Ma il protocollo di Boccia se dovesse passare alla sua età matura, porterebbe molta chiarezza nel nostro sistema di relazioni industriali e dunque nella competitività di questo Paese.

L’appello di Berlusconi “I partiti diano risposte”

“L’avvio della legislatura si annuncia complesso, ma le forze politiche responsabili hanno il dovere di dare risposte ai cittadini”.Silvio Berlusconi scalda i motori in vista delle consultazioni alle quali – ieri è arrivata la conferma – presenzierà in prima persona insieme alle nuove capigruppo. Dopo aver seguito le nomine della nuova giunta lombarda, il presidente di Forza Italia è partito per una breve vacanza in Provenza dalla figlia Marina. Berlusconi pubblicamente e privatamente non fa mistero di essere soddisfatto delle prime votazioni parlamentari, di come i gruppi abbiano tenuto e del segnale di rigenerazione offerto con l’elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Anna Maria Bernini, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, ma anche degli altri dirigenti maschi verso i quali manifesta stima e fiducia. Un processo che continuerà con il completamento delle nomine di partito, visto che ci sono diverse caselle da coordinatore regionale da sistemare, oltre alla possibile nomina del coordinatore unico (o dei tre coordinatori). Un rinnovamento giudicato fondamentale per contrastare le sirene leghiste e aprire una nuova stagione di rapporti con il territorio.”È per me motivo di grande soddisfazione il fatto che i più alti vertici parlamentari, per quanto riguarda Forza Italia, siano ricoperti esclusivamente da donne. Nessuna forza politica nella storia italiana ha mai fatto una scelta di questo tipo. È una scelta – voglio sottolinearlo – basata sul merito individuale, da liberali, non un atto di femminismo ideologico: una scelta che premia le capacità, non il genere” scrive in una nota Berlusconi. “Le mie congratulazioni e un augurio di buon lavoro – sottolinea il Cavaliere – vanno anche agli altri membri di Forza Italia eletti negli uffici di Presidenza: Gregorio Fontana, confermato questore alla Camera, che mette al servizio dell’Istituzione parlamentare come della vita di Forza Italia una straordinaria capacità organizzativa che si è rivelata preziosa nella fase di presentazione delle liste elettorali, nonché a Francesco Giro, mio collaboratore e amico da sempre, a Vincenzo Carbone, fin qui sindaco di un importante Comune della Campania, e a Francesco Scoma, portatore di un vasto consenso in una Regione difficile come la Sicilia, eletti Segretari d’aula al Senato e alla Camera”, conclude l’ex premier.Il pensiero si sofferma poi sulle due nuove capogruppo che insieme a lui seguiranno la delicata partita delle consultazioni (Forza Italia salirà al Colle giovedì). “Voglio rivolgere un affettuoso saluto e gli auguri di buon lavoro alle due nuove presidenti dei gruppi, Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini. Sono due esponenti che hanno in comune, oltre che un’ottima esperienza da ministro, anche coerenza, impegno, sensibilità politica. A ciò Anna Maria Bernini aggiunge una raffinata cultura giuridica e una grande capacità di relazione, mentre Mariastella Gelmini una straordinaria abilità organizzativa e un impegno tenace e intelligente che ha consentito di ottenere grandi successi nella più importante regione italiana, la Lombardia”.

Il volto inedito di Oprah: “Non voglio la Casa Bianca ma recito per la Disney”

da Los AngelesQuando il 7 gennaio, sul palco dei Golden Globes, ha pronunciato quel discorso tanto potente quanto toccante, tutti hanno pensato soltanto a una cosa: Oprah Winfrey vuole candidarsi, nel 2020, alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Perché quelle utilizzate dalla “regina di tutti i media” – come viene soprannominata – sono state parole importanti a tutela dei diritti delle donne, ma non solo. E chi avrebbe potuto farlo se non lei, cresciuta in un ambiente degradato, nipote di allevatori di suini nel periodo in cui nello stato del Tennessee era ancora in atto la lotta per i diritti civili relativi alla segregazione razziale?Oggi è una delle donne più potenti al mondo e a smentire le voci su una sua possibile corsa alla Casa Bianca poteva essere solo lei: “La Presidenza non è una cosa che mi interessa. Non ho il Dna giusto, non fa per me”. Poche parole, ma molto chiare, come sempre quando si tratta di Oprah. Non ha mai amato girare troppo intorno alle cose. Lo dimostra anche ora, sul grande schermo con il nuovo film della Disney, Nelle Pieghe del Tempo, basato sull’omonimo romanzo del 1963 di Madeleine L’Engle e diretto da una delle donne-regista più potenti di Hollywood, Ava DuVernay.Quando la incontriamo sul set, negli studi di Santa Clarita, in California, Oprah è esattamente come ce la immaginiamo. Una donna dalla stazza imponente con l’entusiasmo di una bambina, a dispetto dei suoi 64 anni (li ha compiuti lo scorso 29 gennaio). Non vede l’ora di raccontare la sua esperienza, nata assolutamente per caso. Quel libro lei non l’aveva nemmeno mai letto e il cinema non è mai stato tra le sue priorità. “Fino a poco tempo fa, Nelle Pieghe del Tempo non significava nulla per me. Poi ho scoperto che Ava (DuVernay, ndr) ne stava facendo un film. Si trovava in Oceania e stava girando le prime scene. Io in quel periodo ero impegnata in un tour tra Australia e Nuova Zelanda e quando sono arrivata a Auckland ho colto la palla al balzo. Continuava a mandarmi foto su Instagram e a un certo punto mi sono detta: Ci voglio andare!. Le ho comunicato che sarei andata a trovarla e che mi sarei presa una settimana di ferie per stare lì con lei a osservare le riprese. A quel punto mi ha fatto la proposta: Ma se vieni, allora, non è che ti andrebbe di leggere la parte di Mrs. Which?. Quando ho letto il copione, ho subito pensato: Ma sono io Mrs. Which! Chi altro se no?”.Mentre lo dice, quasi fa un salto sullo sgabello. È ancora entusiasta di quella scelta. “Nelle Pieghe del Tempo non è solo un film per bambini, è un insegnamento di saggezza senza tempo, che cade a pennello al giorno d’oggi. È un’avventura cosmica che racconta di una ragazzina alla ricerca del padre ma anche di se stessa. Lo definirei il nuovo Mago di Oz, anzi, è la rilettura moderna del Mago di Oz. È magico, avventuroso, divertente, eterno e le cose che dice il mio personaggio, sulla contrapposizione tra oscurità e luce, sul cercare la giusta frequenza e avere fiducia in chi siamo, mi trovano d’accordo al 100%. Anche io credo in questa spiritualità complementare. Sono le stesse cose che dico alle 20 ragazze che frequentano la mia scuola in Sudafrica”.La conduttrice infatti tempo fa ha fondato la Oprah Winfrey Leadership Academy for Girls, nella cittadina di Henley-on-Klip, a sud di Johannesburg. “Parlo loro della lingua del credere, di come tutti noi siamo fatti di frequenze, di come permettere a noi stessi di sentire le vibrazioni del nostro potere e trasformarle in amore e grazia verso il prossimo”. È un vulcano mentre parla. “Lasciare queste parole per l’eternità non ha prezzo”.È anche vero che ogni cosa che tocca la Winfrey si trasforma in oro. Chi sono le donne a cui si ispira Oprah Winfrey oggi? “La cosa che mi gratifica di più è quando, con il mio lavoro, riesco a salvare le giovani ragazze in Sudafrica. Questo m’ispira più di tutto. E poi, ora che ho 64 anni, cerco di essere l’ispirazione di me stessa, cerco di vivere secondo i miei principi. Se dovessi descrivere a che punto della mia vita sono ora, risponderei: in un grande momento di appagamento”.

Ma su tasse, Def e pensioni l’intesa è possibile

Roma Pensioni, con limature alla legge Fornero senza stravolgerne l’impianto. Poi reddito di cittadinanza, da concedere con il contagocce. In generale, riduzione della pressione fiscale senza sposare proposte radicali come la flat tax. E rispetto del vincolo europeo del 3% sul rapporto deficit-Pil.La maggiorana non c’è, ma tra i partiti vincitori delle elezioni (centrodestra con la Lega in testa e Movimento 5 stelle) i ragionamenti sui punti di contatto sono in corso e già in fase avanzata.Anche ieri tra Lega e M5s ci sono state schermaglie a distanza e molto soft, sulle proposte di bandiera. Dopo le chiusure di giovedì, Matteo Salvini ha aperto al reddito di cittadinanza. “Se non è un investimento illimitato per chi sta a casa, aperto a tutti, ma uno temporaneo per chi ha perso il lavoro ed è in attesa di trovarne un altro, ne possiamo parlare”, ha spiegato.La formula della Lega resta quella di cercare alleanze con chi accetta le priorità: “Abolizione della legge Fornero, abbassare le tasse e il blocco dell’immigrazione”.La risposta del M5s è arrivata per vie ufficiose. Il blocco della riforma delle pensioni del governo Monti no. Nel movimento di Luigi Di Maio si pensa semmai a delle migliorie, senza stravolgerla. In particolare a ritocchi al meccanismo che adegua l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Che poi è l’unico aspetto che la Lega vorrebbe mantenere. Nel partito di Salvini si ragiona su “quota 100”, cioè la somma di contributi e età anagrafica per concedere l’accesso alla pensione, con il limite minimo di 64 anni, formulazione dell’esperto di pensioni Alberto Brambilla. Il meccanismo di aumento graduale resta.Sono comunque di divergenze di poco conto. Meno rilevanti di quelle che c’erano nella maggioranza che ha espresso i governi Renzi e Gentiloni.Sul reddito di cittadinanza ieri ha fatto scalpore l’intervento di Pasquale Tridico, ministro del Lavoro in pectore per il M5s a Radio anch’io. Per l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero l’esponente pentastellato ha fatto “dietrofront” sul reddito di cittadinanza. Armando Siri, responsabile economico della Lega ha difeso il reddito di avviamento, che assomiglia a un prestito d’onore e dura tre anni. Entrambe le proposte sono misure di flexsecurity, impostazioni non diverse da quelle sostenute dai governi Berlusconi. Anche in questo caso le distanze non sono incolmabili. Anche in Forza Italia si lavora alle proposte. In primo piano la riduzione delle tasse e riforma della Fornero in versione soft.Restano fuori, per il momento, tutti i temi anti europei. Anche nel M5s negli ultimi giorni si fa capire che non c’è nessuna intenzione di sforare il limite del deficit del 3% e, in generale, si vogliono rispettare gli impegni di Gentiloni con Bruxelles.Un modo per rassicurare le istituzioni europee. Ma anche una strategia del M5s per tenere aperta la strada a tutte le possibili maggioranze, compresa quella con il Pd.Lo strumento in cui le posizioni diventeranno esplicite sono le risoluzioni al Def. Il documento di Economia e finanza che il governo dovrebbe approvare entro il 10 aprile. Al momento non sono previste risoluzioni unitarie, né nel centrodestra né tra M5s e Lega. Ma lo scenario politico cambia rapidamente.

“Dopo Sanremo provo il Fiandre ma nel mirino ho Tour e Mondiale”

Sarà il ballo del debuttante, anche perché sui muri delle Fiandre si balla, eccome. Il debuttante è Vincenzo Nibali, 33 anni, recente trionfatore della Sanremo, grande attrazione della Ronde van Vlaanderen, in programma domani, dì di Pasqua. Da Anversa a Oudenaarde: un viaggio lungo 264,7 km, infarcito di 18 muri in pavé. Una sfida che il fuoriclasse siciliano, numero due del ciclismo mondiale (secondo alla spalle di Chris Froome), ha accettato di affrontare per la prima volta in carriera. Il perché, lo spiega direttamente lui.”È una corsa che ho sempre seguito fin da ragazzino, e almeno una volta nella vita mi piace poter correre. Non so cosa mi aspetta, ma mi accosto a questo appuntamento in punta di piedi, con curiosità e rispetto. Amo mettermi in discussione e provare a capire i miei limiti, spostare un po’ più in là l’asticella, e capire dove posso collocarmi anche in questo tipo di gare”.È vero che il suo staff non era troppo d’accordo con la sua partecipazione?”È chiaro che le mie corse sono altre. La Liegi, ad esempio, è certamente più alla mia portata (arrivò secondo nel 2012, ndr). Ma tutto serve”.Quest’anno gli obiettivi sono tanti…”Beh, ormai non è più un mistero: vorrei correre un grande Tour, essere competitivo nella corsa più importante del mondo, che ho vinto nel 2014. E poi c’è l’appuntamento iridato di Innsbruck, un percorso che sono andato a visionare venerdì scorso con il Ct Cassani, il mio compagno di squadra Franco Pellizotti, e un probabile azzurro come Alessandro De Marchi”.Che idea si è fatto?”Non ho mai visto un tracciato così duro per un campionato del mondo. Il dislivello complessivo arriva ai 5000 metri, e vi posso assicurare che su un percorso del genere sarà anche difficile alimentarsi perché non ci sono momenti morti: si è sempre sotto pressione. È un percorso degno di un tappone alpino, davvero molto duro. Talmente duro da rendere difficile anche il lavoro di squadra: per far bene qui servirà solo una grandissima condizione. La tattica è assolutamente secondaria, la selezione sarà naturale: chi ne ha, va”.Facciamo un passo indietro: ha metabolizzato la vittoria della Sanremo?”Assolutamente sì, me la sono anche rivista in tivù più volte: ho fatto davvero una grande cosa. Più bella anche perché insperata”.Che cosa ha fatto in questo periodo?”Mi sono allenato, sono andato a visionare il circuito dei mondiali, e ho partecipato a qualche evento: sempre con mia moglie Rachele e la nostra piccola Emma Vittoria. La famiglia per me è troppo importante”.Torniamo al Fiandre: contento se…”So che il solo prendere i muri davanti, nelle migliori posizioni, sarebbe già un successo. Io mi accosto a questa corsa in punta di piedi, con grande umiltà: non sono qui per spaccare il mondo. Magari prendo schiaffoni… In ogni caso sarei contento di arrivare in fondo nel migliore dei modi. La mia Bahrain-Merida, che punta ai grandi giri, mi darà una mano importante, ma come già avvenuto alla Sanremo, sono pronto anch’io a mettermi a disposizione della squadra. Colbrelli, Haussler e anche il giovane spagnolo Cortina, sono tutti elementi che possono fare molto bene. Siamo davvero un bellissimo gruppo. Affiatato e forte: ci divertiremo”.Chi sarà il faro della corsa?”Peter (Sagan, ndr),indubbiamente, in queste corse va fortissimo. Domenica ha vinto per la terza volta la Gand-Wevelgem, il Fiandre è già stato suo due anni fa: penso che sia l’uomo da battere: ha estro e forza. Assieme a lui i soliti noti: Van Avermaet, Benoot, Vanmarcke, Stuyven, Kwiatkowski, Gilbert, Terpstra, ma anche Van Aert… Però penso che possano andare molto forte anche i nostri Gianni Moscon e Matteo Trentin: non saranno comparse”.Se scatta Sagan, lei che fa?”Intanto spero di essere con lui nel momento clou della corsa. E se sarà così, ci penserò: sapete che io mi affido molto all’istinto”.Proprio come Sagan, il suo amico.

Anche la sinistra ora lo ammette: gli stranieri non salvano il Paese

Ma gli immigrati non dovevano salvare l’Italia? Per anni abbiamo ascoltato questa ripetitiva cantilena, recitata, gridata e scritta dal mondo buonista, il quale voleva far credere agli italiani che la politica delle “porte aperte” avrebbe portato non solo al multiculturalismo ma anche alla prosperità economica.A poco sono servite le analisi di numerosi economisti e demografi indipendenti, i progressisti benpensanti le hanno snobbate. Dall’alto della loro presunta “superiorità morale e culturale” impartivano benedizioni e scomuniche, a seconda della convenienza del momento. Ma, ahinoi, i nodi alla fine vengono al pettine e ora anche il mondo progressista non nasconde che l’apporto degli immigrati “in termini di lavoro non sarà più sufficiente a risollevare il prodotto interno lordo”. Lo scrive nero su bianco il quotidiano la Repubblica, citando uno studio della Banca d’Italia e alcune analisi di esperti. Certo, il termine spartiacque sarà il 2041, una data che oggi appare lontana, ma per chi amministra lo Stato il tempo per correre ai ripari non è poi così abbondante. Naturalmente il giornale di Calabresi usa tutti i distinguo possibili, affermando che fino a oggi i migranti sono stati fondamentali per la nostra economia e che dal 2001 hanno dato un notevole contributo al Pil italiano.Ma il trend non sarà più positivo. D’altronde, lo sappiamo da anni che gli italiani stanno invecchiando e che soprattutto non fanno figli. E la Repubblica sottolinea che con il tempo gli stranieri “tendono ad assumere i comportamenti degli italiani e quindi a fare meno figli”. Insomma, scrive con rammarico, “l’immigrazione sta cominciando a frenare”. Già, l’elisir di lunga vita dell’Italia rimane sempre l’accoglienza degli stranieri. Un mantra che la sinistra, autolavandosi il cervello, non riesce a scrollarsi di dosso. Inutile qualsiasi ragionamento o alternativa prospettabile. Fiato sprecato. Be’, il muro talebano di alcuni buonisti appare impossibile da superare. Ci vengono in mente alcune uscite di noti esponenti e testimonial dell’immigrazione incontrollata. Come la presidenta della Camera Laura Boldrini, per citarne una a caso. In un convegno a Montecitorio aveva lamentato la scarsa accoglienza del nostro Paese e se l’era presa con tutti gli italiani perché “sono ignoranti testualmente – e non sanno che i migranti sono una risorsa e che i musulmani sono solo il 6% della popolazione”. Lei sa di sapere quello che noi non sappiamo di sapere.O come Emma Bonino, la storica leader radicale che il 4 marzo non ha convinto gli elettori, ma ha lanciato messaggi chiari: “Più immigrati regolari vuol dire non solo maggiori entrate previdenziali, ma più sicurezza e più legalità. Conviene a noi prima che a loro”, aveva proclamato invocando una sanatoria per 500mila stranieri irregolari che vivono in Italia. Ma lo spot che gli immigrati ci pagano la pensione e ci faranno vivere più floridamente è andato in onda molte volte. Anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha voluto lasciare il segno dispensando numeri e raccomandazioni. “Abbiamo bisogno dei migranti per finanziare il nostro sistema di protezione sociale”, aveva detto in un’audizione alla Camera. E la lista potrebbe continuare. Anche perché a sinistra hanno tutti la stessa fissazione: i migranti sono un’ancora di salvezza. Peccato che non vedano, o non vogliano vedere, altre soluzioni. La stessa Repubblica si rassegna, visto che non facciamo figli, a un’unica strada: “lavorare di più e aumentare l’età pensionabile”. Ma se il problema concreto è che gli italiani non facciano figli perché non si interviene su questa piaga? Non sarebbe il caso di mettere in piedi un colossale piano per sostenere le nascite e le famiglie, come hanno fatti molti altri Paesi? Riflettiamoci.

Caso Pamela, la perizia del Ris può scagionare due nigeriani

A due mesi dall’omicidio di Pamela potrebbe esserci una svolta nella ricostruzione del delitto. Secondo quanto riporta Repubblica, nella relazione depositata in Procura dal Ris dopo i sopralluoghi nella “masarda degli orrori” di Macerata, non ci sarebbe traccia della presenza nell’appartamento durante il delitto di Desmond Lucky e Lucy Awelima, due nigeriani che insieme ad Osenghale sono accusati per l’omicidio della ragazza.A quanto pare l’unico loro legame che resta nelle indagini riguarda il presunto aiuto che avrebbero dato ad Oseghale per l’occultamento del cadavere. E prorio su queste nuove circostanze sul delitto che potrebbero riscrivere la scena del delitto, è intervenuto lo zio di Pamela, l’avvocato Marco Verni: “Non cerchiamo un colpevole a tutti i costi, ma pretendiamo che i colpevoli paghino fino in fondo. Aspetto di poter leggere queste carte prima di esprimermi. Certo è allarmante e imbarazzante che la pista che la Procura ha seguito per due mesi possa ora essere stravolta da questo esito. Ma abbiamo fiducia massima nel lavoro degli inquirenti e siamo certi che nulla sarà lasciato al caso”.